sabato 30 settembre 2017

23

A volte ci domandiamo se ne vale ancora la pena oppure bisogna mollare.

Ma poi pensiamo, perchè smettere? 

Sarebbe come dire smettere di pensare o smettere di parlare.

Non ci guadagniamo nulla, se non il piacere di dire ed esprimere quello che ci passa per la mente.

Pertanto continuiamo a scrivere nero su bianco su un semplice foglio A4.

Non ci serve altro spazio.

Questo numero è dedicato a Paolo Villaggio.

Buona lettura. 



martedì 7 giugno 2016

Vergognatevi per il 22esimo numero.

Vergognatevi!

Per le indignazioni subito dimenticate.

Per la plastica e i prodotti lowcost.

Per aver pensato almeno una volta di essere migliori.

Per credere che una carta di credito ti renda importante.

Per l'AK47 e le corporations.

Per mangiare merda in franchising.

Vergogna per gli smarthphone e l'hi-tech.

Per i social network e la privacy.

Per i commenti a vanvera e le foto condivise.

Vergognatevi per la poverta mentale e materiale.

Vergognatevi per voi stessi e per queste parole.

Vergognatevi di leggere il John's memos N°22.

Buona lettura.


venerdì 11 dicembre 2015

Turning Off



L'altro giorno, chiudendo gli occhi, ho immaginato che tutti i lavoratori della terra si fermassero di botto e smettessero di lavorare.

All'improvviso ho visto, con la mente, questi uomini e donne, a centinaia di migliaia, che lasciavano cadere pacchi, zappe, monete, qalunque cosa, lasciando le braccia a penzoloni. Come illuminati dallo Spirito Santo. Così, senza parole.

L'operaio che alza lo sguardo oltre il macchinario. La commessa che lascia cadere i vestiti per la cliente. Il cameriere che rovescia il vassoio. I camionisti che si fermano in autostrada. La polizia che si toglie la divisa ed i colletti bianchi che spengono il computer.

Tutti fissi a guardare oltre. Realizzando il tempo che gli resta. Troppo sprecato per non godersi una bellissima giornata di sole oppure il rumore rilassante della pioggia.

Capendo tutti che nessuno ci obbliga a fare quello che stiamo facendo e che la vita non è un lavoro o fare i soldi.

Li vidi tutti uscire e abbandonare la loro postazione, i magazzini e le officine con il sorriso in faccia di chi ha capito. Riversandosi in strada, come formiche, trovando quello che hanno sempre voluto. Liberi finalmente dalle costrizioni autoimposte. Dagli orologi e dai fusi orari. Dai debiti e dagli obblighi.

Poi ho riaperto gli occhi e sono tornato alla realtà.


venerdì 4 settembre 2015

N° 21: I manikini

Molte volte mi sono soffermato a guardare le vetrine dei negozi, non tanto per ammirare i capi in offerta, quanto per guardare le fattezze dei manichini.

Nelle loro posizioni statiche anche quando cercano di simulare un movimento.

Con lo stesso spirito di chi di mestiere veste gli stessi manichini e cerca di renderli umani, io cerco di immaginarli mentre vivono la loro vita reale intorno a noi.

In plastica, vuoti e ben vestiti, che camminano, ridono e scherzano con umani ed umanoidi.

Questo mi diede qualche anno fà l'idea per "Manikini Tales"...ma questa è un'altra storia.

Poi guardandomi intorno, penso che noi siamo i veri manichini.

Ci adattiamo alle situazioni più strane e cambiamo idee con la stessa velocità dei vestiti.

Penso anche a tutti i bambini che vengono "vestiti e sistemati" nelle scuole, che poi diventano ragazzi mutevoli e passionari e in fine adulti e inquadrati.

Questo numero è dedicato agli esseri di plastiche che addobbano le vetrine e che ci ricordano di quanto sia a volte finta la realtà, da essere simulata con un semplice fantoccio o con "rendering" perfetto e senza nubi grige.

Buona lettura.

John's memos N° 21

domenica 31 maggio 2015

sabato 14 marzo 2015

Os portugues sao

Ad un anno esatto di distanza dal mio arrivo a Lisbona, penso di aver capito molto della cultura portoghese e dei portoghesi. La loro storia, le loro tradizioni, il loro pensiero.
Ovviamente sono sempre straniero in terra straniera, ma l'italianità attira come calamite ed i portoghesi ci considerano fratellastri, figli della stessa madre latina.
In quest'anno ho capito che i portoghesi sono:

Cortesi.
Schivi.
Solidali.
Allegri...ma non troppo.
Testardi.
Chiusi.
Uma mistura.
Inglesizzati.
Cristianoronaldizzati.
Ligi al dovere.
Aperti culturamente.

Saudade.
Generosi.
Sorpresi.
Onesti e freghini.
Rilassati.
Scazzatissimi.
A manha.
Tradizionalisti
Fanno la fila!
Fieri.
Rispettosi.
Rivoluzionari.
Rassegnati.
Prego no prato.
Ospitali.
Cupi.
Ingenui.
Orgogliosi.
Meschini...intesi alla siciliana. Sfortunati.
Umili.
Sono in tutto il mondo...come gli italiani.
Lavoratori.
Bassi e tarracuti ( tozzi. nda ). 
Fodes caralho pà.
Depois a gente fala.
Capiscono e parlano benissimo spagnolo, ma se gli parlate in spagnolo storcono il naso e ti rispondono in portoghese.
Il portoghese non è brasiliano.
Se gli chiedi se il Portogallo è bello, loro ti risponderanno è.
Se invece gli chiedi se ci sono posti carini da vedere, loro diranno solo .
E con  un sorriso ti faranno sentire a casa.

Ci sarebbero tanti altri aggettivi, ma credo siano sufficienti per spiegare queste fantastiche persone.
Noi italiani abbiamo molto da imparare da un paese che si è autodeterminato ed unito dal medioevo.
Con tutti i loro difetti, i loro pregi e le loro sventure storiche sono contento di esser stato accolto qui.
video


Muito obrigado a todos!

martedì 30 dicembre 2014

#20 - Telegrammi dal fronte italiano

Dunque.

Stando agli ultimi aggiornamenti, la situazione è questa:

L'EXPO 2015 è la nuovissima e bellissima "maschera" scelta per nascondere una affascinante ottuagenaria rugosa e corrotta dal nome Italia.

Per il Presidente Ransie, il giovane, con la sua dialettica ShSh Trans English Interactive ha approvato il Job Act, che da quel che dicono ai Tg ce' se capisce e nun ce' se capisce , ma dal tono sembra una cosa brutta.
Ma twitta "Tutto ok!" 

L'altro Presidente, il vecchio, al prossimo discorso di fine anno dirà le fatidiche parole "Mi sono rotto i coglioni e vado in pensione!", con grande plauso di tutto e di  tutti .

Berlusconi torna in campo...che novità.

Son tornati di moda gli Anarco Insurrezionalisti No Tav No Dal Molin No Global, che hanno dato finalmente una buona motivazione ai soliti ritardi delle feste natalizie previste da tradizione da Trenitalia.

C'è ancora la mafia.

Le imprese si strangolano e chiudono.

Il paese si spopola alla velocità della luce e chi resta ci resta con la Raje .

Ma almeno ci sono le feste, i regali e le cose buone da mangiare!

Ed il  ventesimo numero del John's memos

Dai.

Su.

Fino a qui tutto bene...


John's memos N°20